Robert Glasper • R’n’B e Hip Hop sui binari del Jazz

La scena del Jazz contemporaneo è una delle più complesse e poliedriche che si possano decifrare, le influenze, i passaggi, le tendenze che questo linguaggio musicale in continuo movimento attraversa e propone sono infiniti quantomeno nella percezione che di essi si ha. Come mio solito, non seguo una logica o un genere predefinito per raccontare di Musica ma cerco che sia l’ascolto a guidarmi verso mete sconosciute. Ciò che ci colpisce, che in qualche modo attira la nostra attenzione, vale la pena di essere approfondito e condiviso, un po’ come facevamo noi ragazzi degli anni ’80 quando stretti su un divano sgualcito ascoltavamo i vinili di uno o dell’altro amico o amica per confrontare gusti e sensazioni.

Il consiglio di un amico magari sospinto da quella incontrollata eccitazione che le novità suscitavano in noi curiosi famelici di Musica, come anche il parere del gestore del nostro negozio di dischi preferito sono cose che stiamo perdendo o che, forse è il caso di ammettere, malinconicamente parlando, abbiamo già perso da tempo. L’algoritmo di Spotify è un magro e quanto mai azzardato tentativo di colmare quella incalcolabile risorsa, comunque sia la Musica è sempre lì, pronta a sorprenderci e a farci dimenticare nostalgici ricordi per farci scoprire i tanto bramati mondi sconosciuti.

Robert Glasper rappresenta per me uno di questi mondi e la cosa ancor più affascinante è che lui stesso con la sua Musica costituisce un collegamento tra più mondi musicali e mi piace immaginare il suo piano come una sorta di locomotiva, magari anche a vapore, che tra sbuffi e fischi si addentra e attraversa territori a volte ruvidamente urbani, altre volte bui e sotterranei e altre volte ancora ampi spazi assolati con alle spalle il deserto e all’orizzonte le sagome dei grattacieli.

Partiamo quindi dal pianoforte, l’elemento universale che ritroviamo praticamente in tutte le composizioni dell’artista che, ne approfitto per una breve presentazione, è un ragazzotto americano di Houston che da circa dieci anni si è imposto sulla scena Jazz mondiale anche grazie a collaborazioni di rilievo assoluto con artisti del calibro di H.E.R. e Kamasi Washington tanto per citare un paio di esempi. Il mio primo ascolto risale a circa tre anni fa e, non ho nessun tipo di remora nel nasconderlo, fu un vero e proprio trionfo per il mio udito, uno di quegli album che continui impulsivamente a far girare semplicemente perché ancora non ne hai ancora avuto abbastanza; l’ EP in questione è una registrazione dal vivo effettuata agli studi della Capitol Records in trio con Vicente Archer al contrabbasso e Damion Reid alla batteria all’interno del quale il pianista ha inserito anche alcune cover ma in cui già di primo acchito si avverte uno stile ed un linguaggio semplice ed elegante al tempo stesso con una patina di attualità mai invadente. La semplicità è data dai temi, intuitivi anche se non banali e questo modo sequenziale di piazzare gli accordi con morbidezza e linearità; la ritmica R’n’B completa il quadro lasciando spazio a tutta l’immaginazione possibile. Un album strumentale, tra le altre cose nominato ai Grammy, che molto più di altri, secondo il mio modestissimo parere, è ragionavele pensare che possa avvicinare al Jazz anche chi ne ha sempre tenuto le distanze, per incomprensione, per riluttanza o per semplice ignoranza. Robert Glasper poi fa molto di più incastonando il suo piano trai beat metropolitani del producer Terrace Martin e il sax del già citato Kamasi Washington in un nuovo concept project chiamato Dinner Party in cui i ritmi cadenzati di un Hip Hop newyorkese sono ricamati da interventi vocali a volte Soul a volte Rap con il risultato di ottenere un suono immediato, poco invadente ma ampio ed elegante al tempo stesso. Le strade tracciate da Davis e Hancock sono ben visibili e presenti in questa visione che non preclude alcuna modulazione né influenza nella Musica e nella creatività di questo ispirato musicista e dei suoi talentuosi compagni di avventure.

Non vi resta che stringervi su un divano e passare qualche ora con questa Musica che magari potrebbe sembrarvi, ad un certo punto, anche nuova, chissà…

Cristiano Contin

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